IL POPOLO D’ITALIA sabato 15 giugno 1940
LA RESA DI PARIGI Basi nemiche bombardate dagli aerei italiani in Tunisia, sulle sponde del Mar Rosso e in Provenza
(estratto dalla prima pagina, colonna centrale, secondo articoletto) L’ingresso dei tedeschi a Parigi
Basilea, 14 Giugno
Sulla cronaca dell’ingresso delle truppe di Hitler a Parigi si hanno finora pochi particolari. L’esodo della popolazione è durato fino alla mezzanotte di giovedì. I Tedeschi erano attesi a Parigi solo sabato mattina, ma le truppe francesi mandate da Weygand a nord di Parigi per sbarrare il passo agli elementi celeri germanici e guadagnare così le ultime 24 ore si sono trovate di fronte una forza corazzata che le ha letteralmente frantumate. A mezzanotte di giovedì i Germanici erano già alle porte di Saint Denis. All’alba, i primi elementi blindati sono entrati nella capitale, il fuoco è cessato. Alle 8 una colonna di carri armati e di fanteria motorizzata ha fatto il suo ingresso ufficiale a Parigi sulla quale volteggiavano vari stormì dell’Aviazione germanica. Le strade erano deserte. Tutti i negozi erano chiusi. Chiuse erano quasi tutte le finestre. Poliziotti francesi disarmati assicuravano l’ordine pubblico. Le prime forze germaniche si sono acquartierate ai Campi Elisi. Un altro contingente ha occupato l’altura di Montmartre. Frattanto numerose altre forze di fanteria e di artiglieria, con carri armati e con motoblinde, giungevano dalle strade di Meaux e di Coulommiers ed occupavano i sobborghi d Noisy, di Montreuil, di Vincennes, di Saint Maur e di Ville Juif chiudendo completamente la capitale in un cerchio di armi e di armati. Un contingente celere ha occupato, Villeneuve dove sono stati sparati alcuni colpi da fuoco. Numerosi incendi sono stati appiccati da Francesi prima di partire a fabbriche e stabilimenti industriali. Altre colonne sono entrate nella capitale nel pomeriggio a battaglioni serrati, in ordine perfetto, marciando come fossero sopra un campo di manovra. Non si sono verificati incidenti degni di rilievo. Non ostante l’ebbrezza della vittoria, il contegno delle truppe tedesche magnifico e documenta la ferrea disciplina della Nazione germanica.
(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra) URNE DI SANGUE Dopo aver gridato alla guerra, dopo averla voluta, dopo averla finalmente ottenuta, dopo avere per mesi e mesi polemizzato intorno ai suoi scopi, se cioè si potesse distinguere fra Hitler e il popolo tedesco, o invece non fosse meglio fare a brandelli la Germania, per finirla poi anche con l’Italia, la cosiddetta classe dirigente francese, uomini e giornali, ha quello che si merita. Ha, cioè, i Germanici a Parigi. Ora questi uomini e giornali, che sono i principali responsabili del disastro, che sono dentro nel fango e nel sangue fino ai ginocchi, che rappresentano, o almeno si vantano di rappresentare la Francia, accusano con spietata violenza il regime politico francese di pagare i suoi errori e le sue colpe. Se, come essi dicevano, il regime democratico era regime di popolo, espressione di popolo, governo di popolo, l’accusa è dunque contro il popolo che muore; e allora una delle due: o il popolò francese è, per essersi dato dei governanti che l’hanno trascinato al macello, colpevole; o il popolo francese è, per essere stato tradito dai suoi rappresentanti, innocente. Ma poiché si grida al tradimento, se ne deduce che è il sistema democratico che, coi suoi istituti, con le sue false e bugiarde funzioni di sovranità popolare, ne esce frantumato. In definitiva è il popolo francese che sconta l’illusione di essersi creduto sovrano quando le urne erano piene delle sue opinioni di carta, mentre oggi sono colme del suo sangue frodato. |