GIORNALE DI SICILIA mercoledì 12 giugno 1940
LA GUERRA E’ INCOMINCIATA I messaggi del Re Imperatore e del Duce alle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria Il Sovrano nella zona delle operazioni - Il Duce assume il comando delle truppe operanti in tutte le fronti - La composizione degli Stati Maggiori dell’Esercito, della Marina e dell’Aereonautica Il primo comunicato delle operazioni sarà diramato alle ore dieci
(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra) VINCERE! I soldati d’Italia che da oggi, nel nome della Maestà del Re Imperatore e sotto il comando del Duce, iniziano una grande guerra, hanno raccolto la consegna per tutti i cimenti e per tutte le battaglie: ”VINCERE!”. Vincere questa guerra, che è la nostra guerra, che è un supremo atto di libertà, perché tutte le catene che ci legano dovranno essere e saranno da essa spezzate; perché tutti gli interessi, tutte le esigenze, tutte le ansie, tutto l’avvenire della patria sono nel crogiuolo incandescente di questa lotta decisiva di liberazione e di giustizia. La decisione storica che il Duce ha proclamato ci impegna tutti in questo grande momento: occorre che ogni italiano mobiliti entro se stesso quella scintilla divina che il genio della razza gli ha dato. Questa guerra, come tutte le crisi risolutive della storia è anzitutto un cimento di caratteri e di intelligenze. Vince chi ha pensato di più, chi ha visto più lontano, chi ha saputo mettere una più alta disciplina morale al servizio delle proprie idee Tutto il popolo è mobilitato accanto a combattenti non soltanto in ispirito, ma in atto, nelle prove cotidiane, nell’impiego dell’intelligenza ideativa ed intuitiva, in tutte le piccole e grandi iniziative che assegnano alla sua individualità un posto di responsabilità e di dovere; lo è attraverso un rigoroso metodo esecutivo ed una religiosa disciplina di minoranze dirigenti e di masse. Mobilitato ininterrottamente, esasperatamente, intelligentemente. Nessuna soluzione di continuità fra popolo e combattenti, tra fronte interno e fronte esterno. Questa coscienza è in ciascuno, categorica ed impegnativa come una parola d’ordine; essa ci dà la misura della responsabilità immensa che l’ora che volge fa gravare sopra ognuno di noi. Non soltanto i principi della guerra totalitaria nella loro formulazione e nel loro complesso organismo, ma la fede, la consapevolezza, la sensibilità maturano di questi intimo ed indistruttibile legame che fa di quarantacinque milioni di italiani un solo formidabile blocco di volontà tenaci e fiere. Lo stile fascista, la sua concezione unitaria e totalitaria affidano all’ora guerriera la loro più maschia espressione ed in essa riconoscono il linguaggio più sensibile della Rivoluzione. “Questa lotta gigantesca -ha detto il Duce- non è che una fase e lo sviluppo logico della nostra Rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che ci tengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto; è la lotta fra due secoli e due idee”. L’Italia proletaria e fascista si riconosce interamente nella fatale necessità di questa guerra. Noi non avevamo ormai alternative fra cui scegliere: o affrontare la lotta o perdere la nostra ora. Le terre irredente che oggi detenute -e non ancora per molto- dal nemico puntano sull’Italia; il mare Mediterraneo, il nostro mare, che è oggi -e non ancora per molto- la nostra prigione, dicono come il problema del nostro intervento nell’ora che volge per l’Europa fosse maturo; affermazione di volontà cosciente, meta da proporsi come programma immediato. Le più recenti drammatiche esperienze di questi ultimi anni ci hanno dimostrato fino a qual punto la conquista della libertà fosse per noi un problema concreto, immanente nella nostra storia contemporanea, urgente nella nostra politica. Si è spostato dal territorio al mare, ma ha acquistato per questo maggiore concretezza e necessità. ”Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime”. Le direttrici di marcia di tutto il nostro processo di unificazione e di indipendenza ci portavano ineluttabilmente ad affrontare questo problema, nel cui valore storico è implicito un significato universale: il Mediterraneo ai Mediterranei. Tutti i popoli mediterranei devono sentire l’offesa di un dominio intollerabile di intrusi e la necessità di cancellarla. Nata per l’esigenza insoddisfatta di una giustizia sociale internazionale, questa guerra mira, nell’interesse di ciascuno e di tutti, a ristabilire le sane e durature basi di una pace secondo giustizia. La ineluttabilità della revisione di Versaglia, delle sue spoliazioni e delle sue violazioni, definiscono la nostra posizione in questa guerra, che scaturisce dalla necessità di un equilibrio che consenta la vita nostra; che incarna le forze del rinnovamento europeo; che sorge da un superiore senso di volontà morale e di concretezza storica, alla luce delle esigenze fondamentali della nostra Nazione. Italia e Germani unite in quest’ora di rivendicazioni, di libertà e di avvenire, assolvono in fraternità d’armi e di spiriti questa altissima funzione europea, di contro alle ciniche sopraffazioni sancite da quei trattati di pace che hanno preparato questa guerra. La storia chiederà conto ai paesi plutocratici della loro sordità di fronte alle esigenze spirituali e materiali dell’Europa dopo Versaglia, del loro irriducibile egoismo, della loro cieca incomprensione. La storia chiederà conto delle responsabilità di questa guerra. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Noi scendiamo in campo “decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, perché l’onore, gli interessi, l’avvenire della Patria ferreamente lo impongono”. Il nemico che affrontiamo è forte, forte in terra, in mare, nell’aria, deciso a battersi ad oltranza, perché sa che per lui è questione di vita o di morte. Il nostro compito è e sarà duro; ciò va detto contro i facili ottimismi di coloro che pensano di affrontare un avversario debole e disfatto e pronto a piegare. Il nostro intervento avviene nel momento in cui le sorti della battaglia d’occidente sono ancora incerte e più che mai aspra è la lotta. La guerra che intraprendiamo è degna di noi, della nostra forza, del nostro coraggio, della nostra volontà. Noi sapremo vincerla; noi sapremo spezzare tutte le catene del giogo che ci imprigiona nella nostra stessa terra e nel nostro stesso mare; noi sapremo piegare le forze della conservazione e del più arrogante prepotere. Soldati del Carso, del Grappa e del Piave, Legionari di Fiume, Camicie Nere della Rivoluzione, volontari dell’Impero, Caduti di tutte le battaglie, la vostra Vittoria non sarà più mutilata: l’ora delle rivendicazioni è giunta. Suoniamo le stesse campane che suonarono a storno nelle più epiche imprese della riscossa d’Italia; si risvegli in noi lo spirito eroico e guerriero dei nostri avi; ma, soprattutto, palpiti nei nostri animi di italiani e di fascisti la fede, la coscienza, il coraggio che il Duce ha saputo e più saprà darci nelle ore solenni della Patria, certi che, sotto la Sua guida suprema, agli ordini del Re Imperatore, il popolo guerriero d’Italia pianterà il Tricolore sulle nuove vie della gloria e della Vittoria integra e liberatrice.
(estratto dalla prima pagina, colonna centrale) Il proclama del re... ZONA DI OPERAZIONI, 11. S. M. il Re e Imperatore ha diretto ai soldati di terra, di mare e dell’aria il seguente proclama: ”Soldati di terra di mare e dell’aria: capo supremo di tutte le forze di terra, di mare e dell’aria, seguendo i miei sentimenti e le tradizioni della mia Casa, come 25 anni or sono, ritorno tra voi. Affido al Capo del Governo, Duce del Fascismo, Primo Maresciallo dell’Impero, il comando delle truppe operanti su tutte le fronti. Il mio primo pensiero vi raggiunge, mentre, con me, dividendo l’attaccamento profondo e la dedizione completa alla nostra Patria immortale, vi accingete ad affrontare, insieme colla Germania alleata nuove difficili prove con fede incrollabile di superarle. Soldati di terra, di mare e dell’aria, unito a voi come non mai, sono sicuro che il vostro valore ed il patriottismo del popolo italiano sapranno ancora una volta assicurare la Vittoria alle nostre armi gloriose. Zona di operazioni, 11-6-1940-XVIII.
...e del Duce Roma, 11 giorno. Il Duce ha diramato il seguente Ordine del Giorno alle Forze Armate: ”Per decisione di S. M. il Re e Imperatore, assumo da oggi 11 Giugno, il comando delle Truppe operanti su tutte le fronti. Confermo nella carica di Capo di Stato Maggiore Generale, il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Confermo nelle rispettive cariche e alle di lui dipendenze, il Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, quale Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, l’Ammiraglio d’Armata Domenico Cavagnari, Capo di Stato Maggiore della Regia Aereonautica. Da oggi armi e cuori devono esser tesi verso la meta: conquistare la Vittoria.
(estratto dalla prima pagina, colonna destra) I Messaggi del Fuhrer al Re e Imperatore e al Duce BERLINO, 11
Il Fuhrer ha inviato il seguente telegramma da Gran Quartiere Generale alla Maestà del Re d’Italia e di Albania, Imperatore di Etiopia. ”La provvidenza ha voluto che noi fossimo costretti contro i nostri stessi propositi a difendere la libertà e l’avvenire dei nostri Popoli in combattimento contro l’Inghilterra e la Francia. In quest’ora storica nella quale i nostri Eserciti si uniscono in fedele fratellanza d’armi, sento il bisogno d’inviare alla Vostra Maestà i miei più cordiali saluti. Io sono nella ferma convinzione che la potente forza dell’Italia e della Germania otterrà la vittoria sui nostri nemici. I diritti di vita dei nostri due popoli saranno quindi assicurati per tutti i tempi. HITLER”.
Il Fuhrer ha inviato al Duce il seguente telegramma: ”Duce, la decisione storica che voi avete oggi proclamato, mi ha commosso profondamente. Tutto il Popolo tedesco pensa in questo momento a voi e al vostro paese. Le Forze Armate tedesche gioiscono di potere essere in lotta al lato dei camerati italiani. Nel Settembre dell’anno scorso i dirigenti britannici dichiararono al Reich la guerra senza un motivo. Essi respinsero ogni offerta di un regolamento pacifico. Anche la Vostra proposta di mediazione si ebbe una risposta negativa. Il crescente sprezzo dei diritti nazionali dell’Italia da parte dei dirigenti di Londra e di Parigi ha condotto noi, che siamo stati sempre legati nel modo più stretto attraverso le nostre Rivoluzioni e politicamente per mezzo dei Trattati, a questa grande lotta per la libertà e per l’avvenire dei nostri popoli HITLER”. |